Stefano Torrione | Work in progress
Stefano Torrione: Work in progress
Stefano Torrione, Work in progress, long terms
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Work in progress

Gruppo Adamello- Carè Alto

Visti dal cielo – Aerial view

In volo tutto cambia. Dall’alto si ha una percezione molto diversa. In genere ho sempre prediletto le vedute da terra, ma in questo caso ho utilizzato l’elicottero per alcuni sorvoli importanti sui ghiacciai. Staccandomi dal suolo, ho potuto realizzare inquadrature con la prospettiva frontale di siti militari a picco sulle dorsali delle montagne, come nel caso di Carè Alto o delle baracche del Gran Zebrù, oppure riprendere la baracca dei Coni di Ghiaccio che emerge come una isola nel grande mare bianco. Sono vedute uniche e eccezionali, che danno il senso pieno della vastità dei panorami di guerra, e sopratutto della temerarietà di chi ha costruito e vissuto in luoghi estremi e impervi.

Everything changes in flight. From the top you have a very different perception. I usually prefer the views from the ground, but on a few crucial occasions, I used the helicopter to fly over the glaciers. I could thus take shots of the front prospect of military sites, on the sheer ridges of mountains as in the case of Carè Alto or the cabins of Gran Zebrù; or I was able to photograph the cabin of Coni di Ghiaccio emerging like an island in a vast white sea of ice. These are unique and dramatic views that convey the full sense of the vastness of the war horizons and, most of all, of the audacity of those who settled and lived in extreme and inaccessible places.

Adamello Group-remains of Alpini's trail

Adamello Group-remains of Alpini’s trail

Adamello Group cannon on the top of Cresta Croce called "Ippopotamo"

Adamello Group cannon on the top of Cresta Croce called “Ippopotamo”

 

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Space mirror with picture found in the cave of Cavento

Oggetti di guerra- Objects of war (008)

Gli oggetti ritrovati nella galleria del Corno di Cavento sono archiviati nei magazzini della Sovrintendenza ai Beni Culturali della Provincia di Trento. Ho allestito là dentro un set di ripresa su fondale bianco e ho cercato, tra il grande patrimonio, quegli oggetti ancora non restaurati, che conservassero maggiormente l’idea e lo stato del ritrovamento. Tra polveri, ruggini, muffe, ho scelto oggetti che, per dirla con le parole dell’archeologo Franco Nicolis, emanano ancora «l’odore della guerra».

 

The objects found in the tunnel of Corno di Cavento are stored in the warehouses of the Superintendence to the Cultural Heritage of the province of Trento. There, I set up a shooting set with a white backcloth and, among a large number of relics, I searched for those not yet restored, the ones that mostly conveyed the idea of the discovery. Among dust, rust, mold, I chose objects that, quoting archaeologist Franco Nicolis, still give off “the smell of war.”

Glacier sunglasses found in the cave of Cavento

Glacier sunglasses found in the cave of Cavento

Cartridge case found in the cave of Cavento

Cartridge case found in the cave of Cavento

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Adamello group, the cave of Cavento  at 3400 m of altitude.

La grotta del Cavento -The cave of Cavento (007)

La grotta del Cavento merita un discorso a parte. E’ una grotta a 3400 metri di quota sulla cima di una montagna, il Corno di Cavento appunto, nel gruppo del Carè Alto. Costruita dagli austriaci, conquistata due volte dagli italiani, è un luogo impressionante. Abbandonata alla fine del conflitto nel 1918, è rimasta sepolta tra i ghiacci per 80 anni, e, come un vero freezer della memoria, ha custodito uno spaccato importante della vita al tempo della guerra in alta montagna. Ci sono stato più volte, almeno cinque, anche pernottandovi in un’occasione, perché non ero mai soddisfatto delle fotografie scattate. Lì dentro, tra il ghiaccio per terra, l’umidità che cola da tutte le parti e il buio completo, non è facile trovare l’immagine giusta. Vincendo anche un senso claustrofobico, causato forse più dall’idea di essere chiuso in una stanza del passato, ho realizzato le immagini della grotta centrale con le brande in legno e paglia, e della camera del comando. Nel 2014, all’uscita del film «Torneranno i prati», ambientato in una trincea di montagna, espressi a Olmi la mia ammirazione per l’accuratezza con cui nel film erano stati ricostruiti gli interni delle camerate, così simili a quelle originali che io ho visto e fotografato dal vero.

 

The cave of Cavento deserves a separate discussion. It is a cave at 3400 m of altitude, on a mountain top, the Corno di Cavento, in the group of Carè Alto. Built by the Austrians, conquered twice by the Italians, it is an impressive place. Abandoned at the end of the conflict in 1918, it was buried in ice for 80 years and, as a true freezer of memory, it has secured an important insight into wartime life at high altitude. I have visited it several times, at least five, and I once even spent a night there, because I was never happy with the photographs I was taking. The ice on the ground, the moisture dripping everywhere and its complete darkness, make it very hard to shoot the right image. Trying to win a claustrophobic sense caused perhaps by the idea of being locked in the past, I took the pictures of the central cave, with its thatched wooden bunks, and of the command room. In 2014, after the release of the film “Torneranno i prati”, set in a mountain trench, I wrote to Ermanno Olmi, the film director, to congratulate with him for his very accurate reconstruction of the dormitories, since they were exactly like the original ones I had seen and photographed.

Adamello group the cave of Cavento

Adamello group, the cave of Cavento

Adamello group, the cave of Cavento , operating room

Adamello group, the cave of Cavento , operating room

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Trentino  Adamello, objects of I War

Non solo ruderi – Not only ruins (006)

Non solo ruderi di guerra, muretti e opere in pietra, ma anche oggetti personali appartenuti ai soldati. Questi sono i ritrovamenti più emozionanti che maggiormente trasmettono il senso intimo di una vita, di una presenza, come nel caso dei guanti da cecchino ritrovati sul Gabbiolo o dello zoccolo affiorato alle Lobbie Alte, o ancora delle posate e lattine nel ghiaccio della Vedretta di Lares.

 

Not only war ruins, stone walls and stone works, but also the soldiers’ personal possessions. Those are the most moving findings, conveying a more intimate sense of life, the touch of a presence, as in the case of the sniper gloves found on Gabbiolo or the wooden shoe surfaced at Lobbie Alte, or even the cutlery and cans buried in the ice of the Vedretta di Lares.

Trentino Presanella Gabbiolo pass mitten of I War

Trentino Presanella Gabbiolo pass mitten of I War

Gruppo Adamello, rest of base found at Lobbie Alte pass

Gruppo Adamello, rest of base found at Lobbie Alte pass

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Gruppo Presanella, Rocchette

Sacred sites – Luoghi sacri (005)

In un post precedente parlavo del senso del sacro, e spesso, trovandomi di fronte a siti militari in alta montagna costruiti con muretti di pietre a secco, ho immaginato una sorta di Machu Picchu o di Choquequirao europea. Là sulle Ande erano i siti «sacri» degli Incas, qui tra i ghiacciai del fronte più alto mai raggiunto da una guerra in Europa, sono le opere di quell’enorme fenomeno di urbanizzazione delle montagne messo in atto dagli eserciti contendenti. La montagna, terreno fino ad allora incontaminato e terra di conquista solo per alpinisti provetti, fu violata dopo il 1915 dalle azioni di guerra e «abitata» per 4 anni da migliaia di soldati. Trincee, grotte, fortini, osservatori e alloggiamenti sono le prove ancora oggi di questi passaggi umani, per il senso del sacro inteso come sacrificio queste montagne costituiscono un importante patrimonio della memoria.

 

In a previous post I wrote about the sense of the sacred, and the high mountain military sites, built with dry stone walls, made me think of a kind of European Machu Picchu or Choquequirao. On the Andes we find the “sacred sites” of the Incas, here, among the glaciers of the highest war front in Europe, we come upon the works of a huge mountaintop urbanization put in place by contending armies. The mountains, hitherto untouched, conquered only by experienced climbers, were violated after 1915 by acts of war and “inhabited” for 4 years by thousands of soldiers. Trenches, caves, forts, observarvation posts and barracks are the present evidence of human passage, and the sacrifice of so many young lives turn these mountains into a dramatic and almost sacred heritage of memory.

Peru the inca site of Choquequirao

Peru the inca site of Choquequirao

Adamello Lares dry stone wall

Adamello Lares dry stone wall

Peru the Inca site of Choquequirao

Peru the Inca site of Choquequirao

Torrione di Albiolo concrete steps built during the WWI

Torrione di Albiolo concrete steps built during the WWI

Perù the Inca site of Choquequirao

Perù the Inca site of Choquequirao

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On the glacier of Lares

I’m not a climber! Non sono un alpinista! (004)

Sono un fotografo, non sono un alpinista! Per fare fotografie si possono anche scalare montagne, e così per realizzare il reportage sulla Guerra Bianca mi sono spinto fino a quote alte, significative, sopra i 3000 m., in ambienti impegnativi come i ghiacciai. La fotografia è da sempre per me uno stimolo eccezionale per affrontare nuove sfide e avventure, ed è la ragione che mi spinge a scoprire sempre nuovi orizzonti personali, geografici e culturali. Così è stato per la Guerra Bianca, e senza retorica vorrei che si guardasse a queste esplorazioni fotografiche oltre che come a una riscoperta di aspetti e luoghi dimenticati della nostra storia passata, anche come a una sorta di pellegrinaggio in montagna, per non dimenticare eventi tragici dell’umanità.

 

 I’m a photographer not a climber! However, it is sometimes necessary to climb mountains if you want to take pictures. I therefore had to push myself up to altitudes above 3000 m., across formidable glaciers, in order to carry out the reportage on the White War. Photography always stimulates me to meet new challenges and start new adventures, and it pushes me to broaden my personal, geographical and cultural horizons. This was the case with the White War, and I truly believe these photographic explorations represent both the rediscovery of forgotten aspects and places of our past history, and a pilgrimage across the mountains, not to forget such tragic events of humanity.

On the iron path to the Monte Folletti

On the iron path to the Monte Folletti

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Marco Gramola at Presanella, relics of bombs in the background

THE GUIDE – la guida (003)

Il progetto Guerra Bianca nasce dall’incontro che ho avuto con Marco Gramola, trentino, responsabile della Commissione Storica della SAT (Società degli Alpinisti Tridendini). La profonda conoscenza che Marco ha della montagna, sia dal punto di vista geografico che storico, legata cioè alle vicende della Grande Guerra in alta quota, è stata sicuramente la chiave di volta per la riuscita dell’intero progetto. Con grande passione, Marco ha dedicato una vita intera alle montagne del Trentino-Alto Adige e allo studio dei fatti della Grande Guerra in alta quota e con la stessa dedizione ha guidato le nostre esplorazioni sui ghiacciai dall’Ortles al Cevedale, dall’Adamello alla Presanella e alla Marmolada. Per l’impegno profuso e l’entusiasmo messo in campo nelle nostre tre estati di lavoro, mi è capitato di pensare che fosse lui ad aver scelto me e non viceversa.

 

I started conceiving The White War project when I first met Marco Gramola, supervisor of the Historical Commission of the SAT (Society of Mountaineers Tridendini). Marco’s deep knowledge of the mountains, both from the geographical and the historical point of view, has surely been the keystone for the success of the entire project. Marco passionately devoted a lifetime to the mountains of Trentino-Alto Adige and to the study of the White War events, and with the same dedication has guided our exploration of the glaciers from Ortles to Cevedale, from Adamello to Presanella and Marmolada. The effort and enthusiasm he put into our mission, during three whole working summers, has often made me think that he had chosen me, and not the opposite.

Marco Gramola in the infirmary room of Corno di Cavento tunnel

Marco Gramola in the infirmary room of Corno di Cavento tunnel

Marco Gramola and Stefano Torrione at Stelvio

Marco Gramola and Stefano Torrione at Stelvio

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Adamello, Lobbie ,  barbed wire abandoned on the glacier Mandrone

wire fences – reticolati (002)

La Guerra Bianca è stata una guerra dentro la guerra. In alta montagna filo spinato, pali, fortificazioni, esplosivi, baracche in legno emergono ancora oggi dai ghiacci e dalla neve come se fossero relitti in fondo ad un oceano della memoria. Imbattersi lassù anche nel più insignificante oggetto appartenuto alle vicende della prima guerra mondiale è un’esperienza indimenticabile. Ogni cosa lassù è dove è stata abbandonata dagli uomini cento anni fa, custodita dalla natura e restituita dal ghiaccio. Tutto è inverosimile, al limite dello straordinario, le montagne stesse sono sacre perchè custodiscono ruderi e reperti come monumenti contro l’odio e la follia umana.

 

The White War was a war within the war. In high mountains barbed wire, poles, fortifications, explosive, wooden shacks still emerge from the ice and snow at high altitude as if they were wrecks on the bottom of the ocean of memory. Bumping into even the most insignificant object belonging to the events of World War I is an unforgettable experience. Everything up there lies where it was abandoned by men a hundred years ago, preserved by nature and now brought back to us by the melting ice. Everything looks unlikely, surprising, the mountains are sacred because they enshrine relics and artifacts testifying against hatred and human folly.

Adamello,barbed wire fence at Passo della Lobbia

Adamello,barbed wire fence at Passo della Lobbia

Adamello, remains of barracks at Cresta Croce

Adamello, remains of barracks at Cresta Croce

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